Il brianzolismo, mia nonna e il “dover fare”

Quand’è stata l’ultima volta che ti sei seduto a respirare, senza fare niente? Come ti sei sentito? Avevi già finito di fare “tutto quello che dovevi fare” o stavi pensando a quel che c’era da fare dopo?

Nella società in cui viviamo, passiamo la maggior parte del nostro tempo a “fare” cose, e quando non stiamo facendo nulla, a pensare di “dover fare” qualcosa.
Da dove viene questo “dover fare” delle cose per sentirci bene? Che cosa ci fa annoiare, preoccupare o pensare a liste infinite di compiti, anche quando stiamo nel letto, sul sofá o in posti cosí belli che non hanno bisogno di nient’altro che essere vissuti?

Un amico mi raccontava ieri che si è accorto di essere affetto da “brianzolismo”: viene da un paese della Brianza, e da sempre, nella sua famiglia di imprenditori, l’imperativo è quello di fare. Produrre. Conseguire. Lottare per raggiungere risultati. Con un livello di esigenza altissimo, sempre puntando al massimo della perfezione. Quantità e qualità del prodotto. “Se non fai niente, non vali niente”. Se non raggiungi i risultati, sei un fallito, un buono a nulla, un perditempo.

Hai presente queta sensazione? Io sí, anche se non vengo dalla Lombardia.

Questo non solo accade nella società borghese brianzola. Ricordo chiaramente che quand’era in vita, ed io bambina, la mia nonna di Melezet diceva spesso “Chi si ferma è perduto!” per poi aggiungere “Come diceva il Duce”. E mia nonna non era fascista. Semplicemente visse in un’epoca in cui quei valori erano molto radicati, e per di più se non li sostenevi, ti mettevano in galera o ti sparavano. Roba seria. Andava a messa tutte le domeniche, viveva in un piccolo borgo alpino, e passava gran parte delle giornate a coltivare la terra, accudire gli animali e i figli e preparare da mangiare, lavoro duro in quei tempi di guerra, rigore e scarsità di risorse. Questa madre di famiglia di metà Novecento si meriterebbe un monumento.

Grazie Nonna, per avermi trasmesso questo attivismo incessante, con cui hai tirato su una bella famiglia, lo stesso attivismo che mi ha permesso di laurearmi, di trasferirmi a Barcellona, di studiare, creare, lavorare, concludere progetti, viaggiare e vedere il mondo.

Adesso, Nonnina mia cara, con tutto il bene che ti voglio, ti dico che oggi siamo nel 2016. Non coltivo l’orto, compro le verdure già pulite, a volte il pranzo già pronto. Ci sono macchine ed elettrodomestici che se ne occupano al posto mio. A messa ci vado una volta l’anno, a Natale, più per vedere la gente del paese che per devozione. Per non parlare di quello che penso del fascismo e della sua ideologia. Non mi incarcerano più se non ci credo: è passato quasi un secolo ormai, non sarà il momento di qualcosa di più attuale?

La mia proposta per te che leggi, è quella di prestare attenzione a questi personaggi “attivisti” che risuonano e comandano dentro i tuoi pensieri. A chi somigliano?

Hai anche tu dentro te un Brianzolo, un Duce, una Nonna attivista o un Frettoloso che ti dice frasi del tipo…. “Devi essere produttivo!” “Ma non hai ancora fatto niente?” “È ora che ti dai una mossa!” “Sei proprio un buono a nulla, un perditempo, un fallito!” “Devi fare questo, quest’altro, quell’altro ancora…”

Una volta che hai riconosciuto queste frasi, annotale su un foglio, e dai un nome a questo personaggio. Battezzalo come vuoi (esempi reali di clienti: Cumenda, Sig.na Rottermeier, Prof. Severo, Duce, Capitàn, Dittatore, Mr. Devi, Io Attivista, etc.).

E poi chiedigli: Da dove vieni? Di che cosa hai paura? Che cosa vuoi da me? Cosa vuoi che io diventi?

Ascolta la sua risposta con attenzione, poi scegli. Vuoi veramente diventare quel che vuole da te il tuo Io attivista?

Quali sono le conseguenze sulla tua salute, se lasci che l’Io Attivista prenda il controllo della tua vita? Nel mio caso, queste erano un esempio.

Presenta anche tu Pepe Mujica al tuo Io Attivista, forse lo aiuterà a calmarsi. 🙂

Se da solo non ce la fai ad uscire dal Brianzolismo, posso aiutarti attraverso l’Essential Coaching. Scrivimi!

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