Allena la tua creatività, attraverso il Visual Thinking

Oggi condivido la traduzione di un articolo scritto da una partecipante al workshop “Allena la tua creatività, attraverso il Visual Thinking” che ho impartito nell’ambito del programma “La conoscenza di sé, una scorciatoia verso la felicità” organizzato dall’Associazione Petit Hollywood di Sabadell, vicino a Barcellona. 

“Chi sa disegnare alzi la mano”. Cosí inizia il workshop di Visual Thinking al quale partecipiamo il 27 gennaio scorso. Solo alcuni alzano la mano.

“Ora alzi la mano chi disegnava quand’era piccolo”. Adesso sí, praticamente tutte le mani alzate.

Alzi la mano chi sa disegnare! Foto©Marta Pelegrín

“Quanti di voi ricordano quando hanno smesso di disegnare?” Nessuno lo ricorda esattamente, ma un giorno è successo. Ci fu un momento nella nostra vita in cui smettemmo di esprimerci per immagini e iniziammo a farlo con le parole. Stranamente, tutti abbiamo sentito qualche volta dire la famosa frase “un’immagine vale più di mille parole”.

Come per Saint-Exupéry, puó darsi che abbiamo smesso di disegnare all’età di sei anni, quando i grandi confusero il nostro boa constrictor, che aveva inghiottito un elefante, con un cappello.

Ale Furvis diventa il nostro Piccolo Principe per l’occasione, ma non ci chiede di disegnare un agnello, invece ci accompagna a scoprire che tutti sappiamo disegnare, che esprimere le nostre idee in modo visuale è quasi semplice come disegnare un cerchio, una freccia, un rettangolo.

Tutti sappiamo farlo, vero? Sembra abbastanza facile: con disegni semplici possiamo esprimere le nostre idee. Nonostante questo, il nostro critico interno ci dice e ci ripete che è più facile disegnare un robot (una creazione della nostra immaginazione, che non deve per forza somigliare a qualcos’altro), che disegnare un cavallo. Che cosa penseranno gli altri se il mio cavallo non somiglia a un cavallo?

A che cosa somiglia il tuo critico interno? Disegnalo! Foto©Marta Pelegrín

Impariamo che il Visual Thinking non consiste nel disegnare la realtà, ma nel rappresentare graficamente un’idea, un pensiero, una forma di vedere il mondo attraverso i nostri occhi.

E per fare questo, esistono tanti modi come esseri umani su questo pianeta. Ognuno di noi è capace di rappresentare graficamente la mappa della nostra vita: le cose che ci piacciono, quello che sappiamo fare bene, gli affetti, le paure, i desideri. Tutto questo fa parte della nostra mappa personale, anche le aspettative dei nostri cari, che spesso ci impediscono di avanzare.

Alessandra ci racconta una storia (in realtà ce ne racconta diverse, nel corso del workshop), ma ce n’è una che mi è rimasta in mente e ci penso ancora: anticamente, esistevano basicamente due tipi di mappe del mondo. C’erano quelle piene di cose, reali o immaginarie, e quelle con grandi spazi vuoti. Quei paesi che disegnavano le mappe piene, zeppe di cose, avevano anche le migliori navi per uscire in mare e scoprire altri luoghi, ma siccome pensavano che la mappa fosse già completo, le loro grandiose navi restarono ormeggiate in porto.

L’Atlante Salviati, 1525.

Ma esistevano altri naviganti che considerarono la mappa del mondo come un territorio vuoto, con linee da scoprire, con limiti da disegnare. Cosí salparono con le loro piccole imbarcazioni, disposti a disegnare quella mappa che ancora non conoscevano. E fu così che questi avventurieri, con le loro piccole navi, scoprirono nuovi territori oltre l’orizzonte.

Noi oggi scopriamo, insieme ad Alessandra, che il pensiero visuale consiste nel trasformare in immagini semplici qualsiasi cosa vogliamo creare, perché se siamo capaci di rappresentare qualcosa con delle immagini, possiamo anche crearlo.

E tu, quando hai smesso di disegnare?

Articolo originale di Paula Arrigoni

Vuoi partecipare al prossimo workshop di Visual Thinking? Contattami!

Nota: la storia delle mappe è liberamente tratta dal libro di Yuval N. Harari “Sapiens – A Brief History of Humankind“. Te lo consiglio!

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