Erri De Luca alla Pedrera di Barcellona

In questo periodo, mi sento immensamente grata di vivere in una città piena di Italiani come Barcellona. In pochi mesi, ho avuto la fortuna di assistere ad esibizioni di alcuni dei miei artisti e scrittori italiani preferiti: Vinicio Capossela, i Verdena, Daniele Sepe, Marco Paolini, Erri De Luca.

Molti di questi magici momenti sono stati possibili grazie al lavoro di Agusto, fondatore di ItaliaEs, agenzia di eventi artistici di Italiani a Barcellona e Madrid.

Alla Pedrera, Erri De Luca è stato intervistato in un auditorio stracolmo, da un giornalista che gli faceva domande a proposito del suo ultimo libro tradotto in catalano. Di solito, quando assisto ad eventi come questi, non posso resistere e prendo un sacco di appunti sulla mia inseparabile agendina. Quella sera avevo dimenticato la biro (sto invecchiando, aiuto!) ed ho quindi usato la tastiera, per annotare alcune delle frasi che più mi colpivano. Spero che Erri mi perdonerà per gli strafalcioni e per prendermi la libertà di pubblicare questi appunti frettolosi ed imprecisi, mozziconi di frasi che, intere, lasciano incantati tanto sulle sue pagine che nel suono della sua voce.

“Tutto quello che ora conosciamo, è venuto dal mare: la scienza, la scrittura l’astronomia, la religione monoteista…dal Mediterraneo.

“Il mio corpo é più intelligente della mia testa. Il corpo è un animale antico, ha una memoria che io non ho, una memoria legata all’evoluzione, un’ intelligenza che io non ho. Il fuoco, per il mio corpo, non é semplicemente una fonte di riscaldamento, ma un gesto antichissimo, che richiama il contatto tra la terra e il cielo, un fumo di brace che era gradito alle narici delle divinità. Il fuoco va verso l’alto, che è dove stanno gli Dèi”.

“Ho una gratitudine nei confronti dei Greci per aver fondato Napoli, Nea-Polis, la Città Nuova, ma ce n’erano tante di città nuove, così i napoletani si sono impegnati per distinguersi come speciali, in un miscuglio di tragico e meraviglioso. Per esempio, San Gennaro é un santo vulcanologo. Lo portavano in processione con la sua statua di legno verso le eruzioni. E nonostante il legno e l’assurdo, funzionava. Portando il santo al vulcano, il vulcano si placava.

“Euro é il nome di un vento, l’antico vento che soffia da oriente.L’Europa é sferzata da un vento. Conoscere l’origine e il viaggio che han fatto le parole ci permette di usarle con più consapevolezza.

“Il dialetto é la mia lingua madre, io mi insulto in napoletano.

Se mi insultano in italiano è come se tirassero un sasso contro la mia ombra, non mi fa niente. Per ferirmi, devono insultarmi in napoletano.

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“Io abito nel vocabolario, perché contiene tutte le storie di tutte le parole.

Per gli italiani, l’italiano é una lingua seconda. É un bacino in cui confluiscono tutti i dialetti e gli danno la forma, il callo. Viviamo in dialetto  Quando vuoi scrivere la vita, allora devi usar l’italiano.

 

“A Napoli abbiamo il verbo più veloce al mondo: andare si dice ‘Í’.

Napoli era piena di storie di fantasmi. Ora non ci sono più i Fantasmi, perché nessuno ne racconta più le storie. Questo succede anche con gli assenti.

Il comico fa sgambettare il tragico per un momento. E lo rende digeribile. É così che abbiamo superato i bombardamenti su Napoli.

“La voce umana é la forma più decisiva della trasmissione dell’esperienza.

“Considero lavoro il lavoro fisico, la fatica, non la scrittura. Per me la scrittura é il contrario di lavoro, é il tempo salvato dalla giornata di lavoro. Questo mi impedisce di usare la parola lavoro per indicare la scrittura. É come strappare un pezzetto di pecora dalla bocca del leone che se la sta divorando.

Non sono un impiegato della mia scrittura. Scrivo solo quando ne ho voglia.  E mi riesce facilmente.

“I libri a cui son più affezionato li ho letti in momenti scomodi della mia vita. Per me la lettura ha a che fare con che la pagina che leggo deve mischiarsi a dei momenti particolari della mia vita. Momenti in cui un libro e il lettore fanno una misteriosa alleanza, e il lettore si fa ‘mischiare’ col libro.

Chi porta chi? Io porto il libro o il libro porta me? Se quel libro mi fa perdere la fermata a cui dovevo scendere, era lui che mi portava.

“La giustizia é il primo sentimento che si crea in un bambino. Non é solo quella dei tribunali. É un sentimento che ci divide in 2 parti. La giustizia non ripara mai per me. Una volta commesso il torto é irreparabile. So perdonare, ma non so essere perdonato.

Tutte le volte che non ripeterai quel torto, sarai perdonato per quel torto commesso.

Io se subisco un torto me lo tengo, e non vado a chiedere  conto, perché chi mi ha fatto torto non può essere perdonato.

C’è la pietà, si, ma é una pietà napoletana.

“Odessa é mediterranea. il Mar nero rabbocca il mediterraneo con l’acqua di tutti i fiumi che riceve-

“Io ora sto parlando perché siete venuti qui a sentirmi, ma io di solito faccio l’esatto contrario, ascolto. Sto zitto. É l’unico modo che mi permette di imparare.

“In Valsusa, a Lampedusa…io ci sono andato, per ascoltare le riunioni in cui si prendono decisioni che vanno mantenute, tenute x mano, perché non cadano.

 

“Mi identifico col cavallo di don Chisciotte: la buona causa mi sprona e mi scaraventa contro qualche battaglia.

“Mosè era balbuziente. Il massimo della difficoltà per un profeta: è come prendere un corridore della divinità e farlo zoppo.

“Io sono europeista. Per me l’Europa non é solo frontiere aperte e una moneta comune. Per me è stato quel documento che mi ha permesso di non dover andare in guerra a vent’anni. Devo all’Europa gratitudine definitiva per la mia vita. L’Europa é un viaggio, siamo ancora in viaggio, non siamo ancora arrivati.

Dalla poesia “Nota su Ernesto”

“Una catena non é più robusta del suo anello più fragile.

“Non vi potete sbarazzare di noi. Uno di noi ha detto, tempo fa: va bene, muoio, ma in 3 giorni resuscito e ritorno.

Quale di queste frasi è risuonata con te? Scrivilo nei commenti qui sotto!

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