Lo Stress Natalizio dell’Expat: 5 domande per superarlo

Con l’avvicinarsi delle festività, per noi che viviamo lontano dalla nostra terra d’origine, si avvicina anche il momento di riunirci con persone care che non incontravamo da mesi, a volte da anni. È un momento molto atteso, carico di aspettative, che puó farci sentire gioia, ma allo stesso tempo anche una certa apprensione.

Perché?

I motivi possono essere molti, e ti invito a condividere i tuoi nei commenti qui sotto. Nel mio caso, ho trovato come motivo principale le conversazioni, dove mi sento fare domande del tipo “ma non hai ancora deciso di tornare a casa?” “allora, quand’è che metti su famiglia?” “come va il lavoro? hai un posto fisso?” “ma com’è che non hai ancora un ragazzo?” “ma davvero credi che con quel che fai adesso ti guadagnerai da vivere?” eccetera. Fino a qualche tempo fa, domande di questo tipo avevano il potere di irritarmi e farmi perdere energia vitale.

Vivo all’estero da più di dieci anni, e varie volte mi son trovata in conversazioni di questo tipo. A volte mi sono sentita aggredita o giudicata, tanto che preferivo starmene da sola, piuttosto di entrare in certe discussioni. Ma ho pian piano preso coraggio, e provato a guardare le cose con una prospettiva nuova. Ti presento qui alcune domande, che mi sono state utili lungo il percorso.

  1. Perché mi sta facendo questa domanda?

Qui mi dó la risposta da sola, partendo da un presupposto positivo. Lasciando da parte sarcasmo, stereotipi e convinzioni di vecchia data. Ehi, mi son detta, questa persona mi vuol bene, a modo suo, e comunque non ha il minimo interesse a vedermi soffrire.

Si preoccupa per me. Che gentile. Grazie! Si merita un bel sorriso. Ora andiamo avanti.

2. Forse vuole aiutarmi. In che cosa?

Vuole forse aiutarmi ad “aprire gli occhi” e vedere la realtà. La sua realtà. Di che cos’è fatta questa realtà? (esempio di ipotesi) paese, routine, bambini, crisi, matrimonio, lavoro di ufficio, busta paga a fine mese, pay tv, mutuo, sabato al centro commerciale, un viaggio all’anno in villaggio valtur o crociera, palestra, discoteca, barbecue, auto nuova, vestiti firmati, ecc…?

La questione è che io non lo so. Tutto può darsi. Quel che mi immagino io è, quasi di sicuro, diverso dalla sua realtà. Né meglio, né peggio. E quello a cui io dò importanza, può coincidere o no con quello a cui lui o lei sta dando importanza. La mia è solo un’ipotesi, non la verità assoluta.

3. Non mi resta che chiedere. Gentilmente. Ed ascoltare, senza giudicare. In questo modo riesco ad instaurare conversazioni che mai mi sarei immaginata prima d’ora. Dialoghi dove tutte le parti ci guadagnano in chiarezza, vicinanza, calore umano. Inizio da una semplice domanda: “Perché me lo chiedi?” o “Che cos’è importante per te?”.

Conversazioni in cui le cose che io e l’altro troviamo importanti si incontrano, confrontano, a volte si trasformano, si scambiano o tornano ognuna ordinatamente al loro posto, magari un po’ più chiare e definite.

Durante la conversazione, mi osservo. Questi due ultimi punti sono rivolti all’interno. Osservo che cosa mi succede dal di dentro.

4. Come mi sto sentendo? In che momento mi sento criticata o giudicata? In che cosa mi sto comparando con gli altri? Con quale finalità? Ascolto le frasi o situazioni che mi provocano reazioni o emozioni sgradevoli? Che cosa stanno mettendo in gioco?

5. Da dove provengono le mie reazioni? Che cos’è cambiato in me, durante la mia assenza? In che cosa sono rimasta uguale? Quali azioni o pensieri  appartengono alla mia “versione anteriore”, sto ripetendo, e con quale proposito? (versione anteriore = com’ero prima di partire, in cosa credevo, cos’era importante per me e non lo è più, cosa non avevo ancora imparato…)

Mi ascolto. Osservo come si muove il mio ego in queste situazioni. Giudica, argomenta, compara, discute, ragiona, programma, decide, fa e disfa, dá per scontato…Quando riesco a riconoscerlo, si calma un po’. In fondo ha solo bisogno di sentirsi al sicuro. Qui ed ora, seduti a tavola con i parenti, siamo al sicuro, caro il mio ego*. Goditi il panettone e la compagnia, in quest’attimo irripetibile nient’altro ha importanza.

E come diceva un saggio, “Non credere a niente di ció che ti dico. Sperimentalo“.

Qual è la tua strategia antistress per le feste? Scrivila nei commenti qui sotto!

      Buone feste!

(*per sapere cosa intendo per ego, vedi alla voce Essential Coaching. Non è sempre sinonimo di superbia, anzi.)
Se vuoi migliorare la tua esperienza di rientro a casa, posso accompagnarti nel  tuo percorso di Essential Coaching. Contattami per conoscermi e scegliere il formato su misura per te.

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