Mi sento triste e solo…Che faccio? [Guest Post]

Traduco e condivido un post di un musicista e coach spagnolo che apprezzo molto, per il suo saper condividere insegnamenti di grande saggezza con un tono semplice, un po’ ironico e senza fronzoli. È in parte grazie a lui se la mia passione di dipingere balene si è concretizzata nel progetto che è oggi. Qui la sua visione, che risuona in molti punti con la mia, sui momenti di “bajón”, che in spagnolo significa qualcosa come “sentirsi giù di corda”. Cosa fare (e non fare) in questi momenti? Ecco cosa suggerisce Jon Valdivia.

Me siento triste y solo… ¿Ahora qué hago?

Ho una confessione da farti. È da un po’ di tempo che mi sento solo e triste. Passo delle giornate scialbe, noiose, grigiastre.

Non è la prima volta che mi succede, ma la mia forma di gestire questi momenti è cambiata radicalmente, negli ultimi tempi.

Negli ultimi 20 anni (mamma mia, che vecchio che sono) ogni volta che mi sentivo solo o triste, seguivo un percorso che andava più o meno cosí:

“non capisco perché mi sento male -> mi frustro -> mi sento ancora peggio -> adesso trovo una soluzione -> entro in modo “soluzione di problemi” -> ballo un po’ intorno ai miei problemi -> mi stanco -> mi arrabbio -> mi sento ancora peggio -> non capisco cosa mi succede -> mi guardo un film -> mi bevo un drink -> mi dimentico -> mi imbarco in un progetto al 100% -> sono felice per un po’ -> un giorno mi sento di nuovo male -> allarme -> ripetere”.

Con l’esperienza, ho scelto di scartare completamente questo modo di elaborare i momenti di oscurità. È meno intuitivo, ma i risultati sono più duraturi e mi aiutano a crescere come persona. Ed è anche più semplice.

Tutti attraversiamo dei momenti di “bajón” e mi sembra importante parlarne, perché le strategie che usiamo, di solito, per elaborare queste situazioni, tendono a mascherare quel che sentiamo, o a sfuggire dalle nostre vere emozioni.

Se ti senti triste e hai già letto articoli del tipo “Mi sento triste: come risolverlo” o  “Cinque cose da fare per non essere triste”, questo post può interessarti.

In questo post tratteremo:

  • Perché è normale (ed importante) sentirsi male, solo, perso o triste.
  • Perché non sempre è un problema da risolvere ma un’opportunità di crescita e apprendimento.
  • Cosa NON fare in questi casi: come alcune delle reazioni più normali che abbiamo di solito, non fanno che aggiungere confusione anziché risolvere questo tipo di situazioni.
  • Cosa fare: come elaborare queste situazioni per avanzare nel nostro percorso di crescita personale.
  • Vedere la luce dall’altra parte

È un articolo molto lungo, ma alla fine ti sarai fatto un’idea chiara di come pensare in modo costruttivo riguardo a questi momenti vitali.

Mi sento male con me stesso: Un’esperienza umana, come Tante altre.

Iniziamo dal togliere potere a questi stati emotivi. Tiriamo fuori i mostri dall’armadio.

A volte ci sentiamo male, soli, vuoti, o tristi, senza un motivo apparente. Ci alziamo con il piede sinistro, un giorno o più giorni di fila. Puó darsi che passi un periodo in cui non brilliamo tanto. Possiamo sapere quello che ci sta succedendo, o no, sappiamo solo che ci sentiamo male.

Benvenuto alla specie umana. Sei normale.

SENTIRSi MALe va bene (ce n’eravamo scordati).

Credo che nella seconda metá del XX secolo e naturalmente nel XXI abbiamo creato una cultura del  feel good. Perché io valgo. Segui i tuoi sogni. Sii felice. Lasciati andare…

Abbiamo messo la nostra felicità al posto dell’ obiettivo vitale, ed abbiamo stigmatizzato qualsiasi stato emotivo che non ci fa stare sulla cima della montagna. Questo ci puó far temere questi altri momenti, in cui ci sentiamo introspettivi, soli, tristi o vuoti…e vivere con il timore non è bello.

Se eliminiamo tutto quello che fa male o ci rattrista, stiamo filtrando l’esperienza umana. Teniamo solo quel che ci piace, ma sfuggiamo a quello che non ci piace di noi stessi, o nascondiamo agli altri parte della nostra vita, per paura di sentirci giudicati o incompresi. Quando con ci sentiamo bene, pensiamo che qualcosa vada male e lo combattiamo: andiamo a terapia, ci castighiamo perché non andiamo in giro con il sorriso stampato, fingiamo, evadiamo e crediamo che ci sia qualcosa di storto nella nostra vita o in noi stessi, perché dovremmo stare bene.

Mi pare che questa sia un po’ troppa auto-esigenza. Quant’è realista richiedere a noi stessi di stare bene tutto, ma proprio tutto il tempo? Quanto rispetto o amor proprio significa mettere da parte quello che veramente sentiamo, anche se non sempre ci piace, non darci lo spazio per sentire tutto quel che c’è da sentire come parte dell’esperienza di stare vivo?

Sentirsi vuoto contraddice il mito che dovremmo stare sempre bene.

Vivere a reazione.

Una vita a reazione è cosí: ci sentiamo soli e usciamo a cercare qualcuno di speciale (o non cosí speciale, ma che “faccia al caso nostro”. Eccoci, Tinder).

Ci sentiamo annoiati e guardiamo lo smartphone. Magari c’è una nuova app o notifica dell’ultimo tweet o whatsapp.

Ci sentiamo vuoti e cerchiamo quel film o telefilm che ci possa riempire temporaneamente; usciamo al mondo a cercare qualcosa che ci faccia sentire pieni, dal corso di macramé alla meditazione trascendentale.

Cosí è come iniziamo a vivere a reazione: l’emozione sgradevole passa a farsi carico della nostra vita, inizia ad essere il centro dell’attenzione, perché facciamo tutto il possibile per evitarla e perdiamo il privilegio di decidere liberamente, perché tutto quel che facciamo è reagire.

Quando non siamo capaci di sentirci male, corriamo il rischio di vivere una vita a reazione.

Come porsi nei momenti in cui ci sentiamo tristi?

È importantissimo apprendere a stare male quando è il momento, ed avere l’integrità di trarre vantaggio da queste esperienze.

Questo non è un atto di masochismo, ma di apprendimento e coraggio. Il premio sta dall’altra parte, se sappiamo fare il percorso attraverso il nostro dolore, senza schivare questa parte dell’esperienza umana.

Il nostro valore è lo stesso, quando ci sentiamo male come quando ci sentiamo bene.

I periodi oscuri ci danno l’opportunità di sviluppare altri aspetti di noi stessi. È difficile concepire un Nelson Mandela, se non avesse passato vent’anni in carcere. Gandhi non sarebbe stato Gandhi senza la sua esperienza di povertà, carcere e scioperi della fame.

Sono triste o sono nel ventre della balena?

Quando lasciamo da parte la spiritualità alla Loreal e Hollywood, e studiamo i percorsi di crescita delle tradizioni millenarie, apprendiamo che in tutte le Grandi Storie c’è una notte buia, un momento di disperazione, prove lungo il percorso in cui l’eroe mette alla prova la sua forza ed apprende su sé stesso cose che, in altri modi, non sarebbero state possibili.

Il mitologo Joseph Campbell descrive questa tappa come Il Ventre Della Balena: un episodio di oscurità pieno di paure, in cui la persona sperimenta una trasformazione che le permette di affrontare il resto del cammino. Molte culture contemplano, nei loro percorsi di crescita personale, queste discese nel vuoto, dando loro un posto di rilievo, senza stigmatizzarli o considerarli un problema da risolvere.

Il Ventre della Balena è parte di molte storie che ci emozionano. Per esempio (spoiler alert!!!!):

Andy Dufrense scappa dal carcere nel famoso film Le Ali della Libertà, ma prima deve passare 20 anni di penuria e poi infilarsi in una tubatura di centinaia di metri piena di marciume, per uscire finalmente dall’altra parte.

Sia Frodo che Luke Skywalker salvano i rispettivi mondi, ma entrambi affrontano tantissimi momenti bui lungo il cammino. Senza questi momenti, non sarebbero pronti per farsi più grandi dell’oscurità da vincere: non potrebbero essere gli eroi della storia, se non dimostrano che possono guardare in faccia Sauron e Darth Vader.

Pensa nelle storie che più ti piacciono e vedrai come, in quasi tutte, il protagonista tira fuori il meglio di sé dopo aver superato l’oscurità, non dopo averla evitata.

La vita non è un film, ma tutti abbiamo i nostri viaggi a Mordor, le nostre Pance della Balena, e senza di loro non potremmo diventare gli eroi della nostra Grande Storia né salvare il mondo (per lo meno il nostro mondo interiore).

È indispensabile lasciare che la caduta a picco nell’abisso ci dimostri che ci sono parti noi che sopravvivono all’oscurità, che sono più grandi del dolore, che sono piene di luce e vinceranno, se ci manteniamo sul sentiero.

L’unica uscita è dall’altra parte. Non ci sono scorciatoie.  (Parafrasando Carl Jung).

Cosa Non fare quando ci sentiamo soli e tristi?
  1. NOn aggiungere sofferenza innecessaria.

In questo mi dichiaro colpevole. Qualcosa va male e, immediatamente, mi frustro perché va male, mi arrabbio perché non trovo la soluzione, non dormo per la rabbia e il giorno dopo ho rabbia, frustrazione, sonno, il broncio, e per di più non ho risolto granché.

È importante non aggiungere altri strati di sofferenza e complicazione alla situazione o emozione esistente.

Esercizio: Lascia che le tue emozioni siano, cosí come sono, e osserva se stai aggiungendo emozioni al miscuglio. La tua situazione migliora quando aggiungi queste emozioni addizionali?

  1. NOn cercare di aggiustarti. non sei rotto.

Sentirsi solo, triste, vuoto o male non indica che sei rotto, che c’è bisogno di aggiustarti, neanche fossi una caldaia, o che hai un problema che bisogna risolvere SUBITO.

Infatti, è probabile che il tuo sistema funzioni alla perfezione, e stai facendo quel che c’è da fare nel preciso momento in cui lo stai facendo.

Non ti stigmatizzare con etichette del tipo “mi succede qualcosa di male”, “ho un problema”, “qualcosa non mi funziona bene”, “devo aggiustarmi”, “sono una persona solitaria, triste, etc…”

Esercizio: cerca forme alternative di descrivere la tua esperienza, per esempio “sto passando un momento di introspezione e scoperta”, “il mio sistema mi sta chiedendo di prestare attenzione e non so ancora che cosa impareró da questo”.

 

  1. Non evadere (troppo).

Anche in questo io ho un po’ di pratica (e solo di recente mi son reso conto fino a che punto).

È umano sentirsi male e voler smettere di sentirsi cosí il prima possibile. Qui è quando tiriamo fuori la lista di risorse per non stare con noi stessi nel momento presente:

  • YouTube, Facebook, Twitter, Instagram
  • Serie TV e Telefilm
  • Film
  • Birrette, aperitivi, whisky, snack
  • Chiamare mille amici mille volte al giorno
  • Non stare fermo ed essere iperattivo
  • Tuffarsi in progetti, lavori, apparenti urgenze
  • Non smettere di pensare, progettare il futuro, analizzare il passato
  • Occuparsi, preoccuparsi…

Qual è la tua risorsa?

Va benissimo dare a noi stessi un respiro, vedere un film per staccare la spina e darci un po’ di affetto…solo tu puoi dire quando stai smettendo di prenderti una sana e benefica pausa, e sei passato a fare tutto il possibile per non stare da solo con te stesso.

In questo noi umani siamo molto creativi e ci raccontiamo mille storie per non guardarci allo specchio.

Esercizio: Fai un “detox” di distrazioni stimolanti. Programma in anticipo quanti giorni starai senza distrazioni e quali sono accettate e in che quantità. Osserva come cambia la tua esperienza emozionale di giorno in giorno.

  1. NOn ti abbandonare

Non fa niente se crediamo che il mondo è una schifezza, niente va mai per il verso giusto, non ne usciremo vivi, ed altri grandi successi.

Lasciar uscire  un po’ di porcheria è un esercizio sano, sempre a condizione che sia uno sfogo temporaneo, che ci tolga un peso di dosso.

A volte, persino gettare la spugna è una vittoria. Ci sono spugne vecchie, sporche e puzzolenti, che ormai non servono più a niente.

Quello che non possiamo fare è abbandonarci a noi stessi. Lasciarci andare al “non importa niente, è tutto uguale” e mimetizzarci con la bottiglia di whisky, il pacchetto di sigarette e il sofá.

Apprendi ad essere triste, ma non essere un triste.

Apprendi a camminare nel buio, ma non diventare tu il buio.

Esercizio: Aggiusta qualcosa. Fai ordine in un armadio, porta l’auto a fare la revisione necessaria, pulisci la libreria. Fai qualcosa di positivo per il tuo aspetto fisico, il tuo ambiente prossimo, per le persone che ti circondano. Prenditi cura del tuo pezzetto di mondo.

Che fare quando stiamo male?

  1. RESPIRA. Riconosci dove sei e come ti senti.

Don’t panic. È normale. Sei umano. Accèttati.

L’importante è non entrare in modo “oddio è il finimondo” o “questo lo devo aggiustare, mi succede qualcosa di brutto”.

Iniziamo a darci un po’ di affetto. Sappiamo già che questo tipo di stati emozionali sono contemplati nell’itinerario di viaggio, quindi la cosa migliore da fare per noi stessi è non pretendere di stare né più né meno di come stiamo adesso. Entriamo in contatto con queste emozioni, perché sono parte di noi.

Vivere nel momento presente. Pazienza, auto-accettazione e connessione. Questo è amore per sé stessi, e va benissimo.

Esercizio: Siediti 10 minuti senza fare niente, semplicemente osserva le tue sensazioni, senza reagire ad esse. L’intenzione è imparare a non dare potere a queste emozioni, ma accettare che per il momento sono lí.

  1. Questa è un’opportunità, NOn UN PROBLEMA.

Non sono amante del pensiero positivo da fiorellini e frasi di Facebook. Non ti inviteró a pensare positivo o centrarti nelle cose buone della vita, ignorando la realtà delle tue emozioni.

Ti invito a riconoscere che, se accetti come ti senti, questo stato emozionale, quest’episodio della vita, ha per te delle lezioni preziose, se tu vuoi che sia cosí.

È possibile che questo tuo sentirti male ti stia parlando di:

  • Parti di te che vogliono emergere.
  • Antiche ferite che stanno chiedendo di essere curate.
  • Aspetti della tua vita ormai obsoleti, che hanno bisogno di uscire dal sistema, per fare posto a qualcosa di nuovo.
  • Situazioni attuali che vanno risolte, e che forse per qualche motivo stai ignorando.
  • etc. etc…

Può darsi che imparare a sentirti cosí ti faccia sviluppare più pazienza con te stesso, compassione per altre persone che soffrono, abilità per superare future difficoltà, coraggio per conquistare momenti di confusione, empatia con altre persone in momenti simili al tuo, e molte altre qualità importanti per un buon vivere.

Vedila cosí: non ti sentiresti così se non ce ne fosse un motivo, anche se per ora è ancora sconosciuto. Stai per imparare qualcosa di nuovo.

Un momento di crollo è una grande occasione per crescere come persona.

Esercizio: Domandati quali occasioni di crescita, conoscenza ed accettazione ti sta offrendo quest’esperienza. Perché credi che ti senti cosí? Cosa intuisci che stai per imparare? Come sarai una persona migliore per aver vissuto quello che stai vivendo? Non importa se non hai le risposte in questo momento. L’importante è guardare in questa direzione. Torna a farti questa domanda tra qualche giorno.

  1. MEDITA. SCRIVI. Collegati e resta presente.

Resisti all’impulso di reagire, di contrattaccare i tuoi sentimenti come se fossero tuoi nemici. Usare le distrazioni per dimenticare quello che stiamo sentendo non serve a molto, sul lungo termine. Le emozioni che non elaboriamo finiscono per trovarci, e sono come un buon vino: prendono corpo, carattere proprio, identità di barrique e denominazione di origine…

La cosa più sana che possiamo fare è osservare, connettere, accettare le emozioni senza coinvolgerci in esse. Sì, ci puó provocare un po’ di dolore, ma non tanto come ignorarci, non farci caso, non ascoltarci e seppellire parti intere della nostra esperienza.

Osserva le tue sensazioni come chi osserva una tormenta, come chi legge un libro o vede un film. Senza analizzarti, osservati con la curiosità dello scienziato e l’affetto di un amico. Lasciare spazio a quest’esperienza ci permette di apprendere, approfondire, vivere il presente, invece di reagire ad esso.

Una volta che abbiamo imparato a sentire le emozioni senza reagire d’impulso, succedono tre cose importanti:

  1. L’emozione non governa più le nostre azioni e reazioni
  2. Entriamo in contatto con noi stessi a un livello più profondo
  3. Le emozioni tendono a perdere forza, fino a scomparire da sé.

Come effetto collaterale, iniziamo ad avere più autostima, dato che stiamo mandando un messaggio chiaro al sistema: “ti ascolto, ti accetto e ti amo incondizionatamente, indipendentemente da come ti senti”.

Questo che sembra cosí poco intutivo e tanto difficile, non è poi cosí complicato. Ci sono mille modi per essere presenti con le emozioni senza reagire né coinvolgersi. Io ne uso alcuni come:

  • Scrivere: non per risolvere un problema, ma per trasformare in parole le sensazioni.
  • Meditare: sedermi o sdraiarmi a non fare nulla, semplicemente stare presente ed osservare quel che mi succede.
  • Fare yoga: lo yoga aiuta, alcuni di noi in modo molto intenso, con come ci sentiamo veramente.
  • Comporre musica, o qualsiasi altra attività artistica in cui entriamo in contatto con le nostre emozioni.

È importante non usare queste attività come una forma di distrarci dal presente, ma come uno strumento per restare nel qui ed ora: permettere che vengano a galla le emozioni che stiamo sperimentando, osservarle, e lasciarle seguire il loro corso.

Esercizio: Apri un documento o un quaderno che sia il tuo Diario di Bordo di questo momento della tua vita. In questo quaderno non cerchi di risolvere problemi, solo descrivi la tua esperienza, le tue emozioni, come cambiano, le idee che ti vengono in mente, i puntini che si uniscono.

  1. Condividi come ti senti con altre persone.

Sentirsi solo non sempre equivale a stare da solo.

Ci sono occasioni in cui possiamo trovare persone intorno a noi disposte ad ascoltare ed offrirci un’esperienza di accettazione, presenza ed ottimismo.

Anche se il viaggio attraverso queste tappe è qualcosa che si fa in solitudine, avere accanto persone che ci accettano per come siamo e nel punto in cui siamo, è un vantaggio.

Quando cerchiamo persone con cui condividere questi momenti, è importante che la persona che scegliamo:

  • Non ci giudichi
  • Non voglia cercare di aggiustarci
  • Accetti come siamo e il punto in cuici troviamo
  • Ci stimi indipendentemente dal nostro stato emotivo.

Esercizio: seleziona una o due persone di cui puoi fidarti, per condividere come ti senti veramente. Se non trovi nessuno, è il momento di iniziare a fare posto a gente nuova nella tua vita.

  1. Stabilisci rituali positivi

Ti invito a stabilire abitudini e rituali positivi per te. Magari è andare in palestra varie volte alla settimana, o leggere libri che ti diano una nuova prospettiva, incontrarti con persone che ti ispirano…

Riempi la tua vita di cose buone.

Esercizio: se non ce l’hai ancora, scegli un’attività che realizzerai ogni giorno, che ti permetta di centrarti, ti ispiri e ti dia forza. Qualcosa di sano e benefico per te.

  1. Mettiti al lavoro. aBBI PAZIENZA. C’È LUCE DALL’ALTRA PARTE.

È importante avere pazienza.

Non possiamo chiedere alla notte di durare 30 minuti. Non possiamo chiedere alla valle che diventi montagna da un giorno all’altro.

Ci sono volte in cui ci sentiamo male per mezz’ora, altre volte sarà per un giorno, o una settimana, e forse dovremmo passare per molti mesi di inverno emozionale, quasi come se fossimo in letargo prima che arrivi la primavera.

Il segreto è non restare incagliati, ma nemmeno avere fretta. Certe cose hanno bisogno di tempo, e tutto ciò che possiamo fare è fare un passo alla volta, sapendo che arriveremo dall’altra parte. Quando? Questo non è cosí importante.

Quando avremo imparato ciò che questo momento aveva da insegnarci, vedremo la luce dall’altra parte. 

  1. Conosci ció che è importante di te e mettilo in gioco.

Indipendentemente da come ci sentiamo, abbiamo ancora molti valori da mettere in gioco.

Anche sentendoci male possiamo essere generosi, creativi, affettuosi, premurosi, efficienti…qualunque siano i nostri valori e qualità, potremo scegliere di esercitarli ogni giorno e riempire di senso la nostra vita.

È probabile che in questi momenti scopriamo nuovi valori che non sapevamo che ci fossero. Magari ci scopriremo più pazienti con cose che prima ci facevano perdere le staffe. Forse presteremo più attenzione ad altre persone che stanno anche loro passando un brutto momento. Forse inizieremo a vedere la stessa situazione con occhi nuovi.

Questo è un buon segno, vuol dire che stiamo imparando e processando questa fase della nostra vita per dare nuovi frutti.

Che parti di te continuano a brillare nonostante l’oscurità? Che cose nuove stanno emergendo?

Esercizio: Che valori sono importanti per te independentemente da come ti senti? Come puoi metterli oggi in gioco?

  1. Cercati UN GANDALF

Ogni eroe passa attraverso certi episodi in solitudine, ma è anche vero che ogni eroe ha accanto a sé un Gandalf o un Obi Wan Kenobi.

Puó trattarsi di un mentor, un buon amico, un terapeuta o un coach (posso prestarmi!).

Il mondo è pieno di gente saggia che è passata da diverse versioni di quello che stiamo vivendo. Queste persone possono aiutarci ad esercitare le capacità necessarie per arrivare dall’altro lato.

  1. Lascialo uscire

Con il coraggio di elaborare queste emozioni, arriva anche la liberazione. Può darsi che ad un certo punto scenda una lacrimuccia, o noti un peso in meno sulle spalle.

Se permettiamo alle emozioni di passarci attraverso, anziché identificarci con esse o cercare di evaderle o aggiustarle, di solito fanno il loro lavoro in noi e se ne vanno. Nessuna emozione vuole restare in noi per sempre. Siamo noi quelli che centriamo l’attenzione su di esse, identificandoci ed etichettandoci.

A proposito, facciamo lo stesso con le emozioni positive. Abbiamo paura di perderle. Vorremmo che durassero per sempre, e ci attacchiamo a loro come una patella.

Stáccati dalle emozioni e lasciale uscire: un bel pianto, tirare pietre in un prato (occhio ai contadini!), lanciare un paio d’urla in mezzo alla montagna, permettere che tutto fuoriesca in modo sano aiuta il nostro sistema a processare le cose invece di restarci incastrato.

Lasciare che le emozioni facciano il loro lavoro è un atto di forza e coraggio.

Esercizio: Immagina per un momento come sarebbe lasciar andare quest’emozione negativa. Come sarebbe la vita, se lasciassi che quest’emozione vada via? Quando la lascerai andare, anche solo per un momento?

  1. Quando ti sei chiarito, fai i passi necessari.

Dicono che non bisogna fare traslochi in tempo di tormenta.

Per questa stessa logica, quando sorge il sole e hai fatto chiarezza sui tuoi prossimi passi, mettiti in moto. Restare bloccati non serve a molto.

Esercizio: Fai la tua vita, giorno dopo giorno, con tranquillità. Prendi nota delle idee che ti vengono in mente. Osserva il tutto con curiosità, come chi guarda un film. Quando hai fatto chiarezza, agisci.

Bloccato?

Voglio chiarire bene che non è sano restare fermi nell’oscurità. L’oscurità deve essere un rituale di passaggio attraverso il quale avanziamo e cresciamo, anche se viviamo momenti da strapparci i capelli.

Bisogna andare avanti nel buio, quindi se la tua voce interiore ti dice che puoi trovare aiuto esterno per elaborare questa fase, cercalo.

LA LUce dall’altro lato

Con un po’ di pazienza, accettazione e connessione con le nostre emozioni, senza giudizi, senza cercare di aggiustarci, ma mettendoci al lavoro, lasciando che le cose passino attraverso il nostro sistema allo stesso modo in cui l’acqua passa dal letto di un fiume…c’è luce dall’altro lato.

Quasi senza rendercene conto, in modo graduale, iniziamo a sperimentare più leggerezza, apertura, vediamo le cose chiare, ci sentiamo meglio. Arriva un giorno in cui abbiamo superato ció che ci faceva sentire intrappolati. Siamo cresciuti, siamo più saggi, più felici, più tranquilli, e non ci sentiamo soli né tristi.

Quando esercitiamo qualità come la sincerità con noi stessi, la pazienza di fare qualche passo ogni giorno, l’auto-accettazione…ci ripuliamo dall’interno e ci trasformiamo in una persona più sincera, paziente, affettuosa ed empatica, alla quale succedono cose belle.

Abbiamo aggiornato il nostro sistema operativo, e cosí è complicato sentirsi solo, vuoto o triste.

Grazie mille a Ale, che ha donato una balena per l’immagine del post. Puoi vedere le sue balene qui. ¡Un’artista!

Se quest’articolo ti è servito o credi che può aiutare altri, ti invito a scrivere un commento e a condividerlo con altre persone.

Jon Valdivia

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